Erano centoquarantanove uomini, stipati sulla zattera. Ben presto (incomprensibile il motivo) venne tagliato il cavo che permetteva il traino della zattera da parte delle altre scialuppe. La zattera fu abbandonata ai flutti e non si fece nulla per soccorrerla. Iniziò (e fu questo che colpì Géricault) una dura lotta per la sopravvivenza. Alcuni, moribondi, vennero buttati a mare, la fame, la sete e la disperazione diedero origine persino ad episodi di cannibalismo. Dodici furono i giorni dell'abbandono e della lotta, e quando una nave, l'Argus, raccolse i naufraghi, essi erano solo in quindici e tutti moribondi. Significa che ben centotrentaquattro furono i morti in quei terribili dodici giorni passati nell'angosciante coscienza di avere la morte a bordo. Inizialmente Géricault pensò di ricavarne una serie di litografie che illustrassero l'intera vicenda. Poi gli venne l'idea di farne un unico, grande, quadro, che prevedesse anche l'episodio di cannibalismo (significativo per illustrare la disperazione). Prese uno studio vicino all'Ospedale, e studiò dal vivo malati, moribondi, cadaveri, copiando persino pezzi anatomici (teste, braccia, piedi) da utilizzare per indicare il cannibalismo. Chiese, poi, agli amici di fargli da modelli per comporre la scena (fra cui un amico con l'itterizia, scelto come perfetto per il ruolo). Fra i modelli da segnalare l'amico pittore Eugene Delacroixx (che è l'uomo morto in primo piano a sinistra).
Il quadro fu ritoccato quando era già stato collocato per l'esposizione del Salon del 1819. Il titolo era, genericamente, Scena di naufragio, ma era evidente a tutti di che naufragio si trattasse. Lo vide anche il re (lodandone l'arte, e sorvolando sull'imbarazzante soggetto: aspre erano le polemiche sulle responsabilità dell'accaduto). Il quadro, poi, ottenne una Mostra esclusiva in Inghilterra e Irlanda che portò Géricault via da Parigi per più di un anno, per vederlo tornare ricco e onorato.
Il legame che questa copertina intrattiene con il libro è presto dato. Il nichilismo sembra la negazione della speranza, più precisamente la negazione di quello "sperantismo gratuito" (secondo le parole di Gunther Anders, intervistatoa F.J. Raddatz sul settimanale tedesco Die Zeit) che venne attribuito ad Ernst Bloch (Il principio Speranza).Il contenzioso tra la Speranza ed il Nichilismo nel libro è trattato solo marginalmente, perché in tal caso il volume si sarebbe presentato con un numero di pagine esorbitante rispetto all'argomento. Per questo motivo il progetto futuro si concentrerà in un secondo volume sul nichilismo con il quale si valuterà la forza della speranza rispetto al nichilismo e, sopratutto, il suo significato. Si indagherà sul fatto se essa sia davvero uno "sperantismo gratuito" o se abbia delle buone ragioni, tutte da approfondire, per poter contendere efficacemente contro il nichilismo oppure, se, come è possibile, se nichilismo e speranza possano interagire in simbiosi per quanto verrà dopo il nichilismo.
Spunti, confronti e suggerimenti all'autore sono fin d'ora sicuramente i benvenuti.
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