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Penso dove non sono

La filosofia moderna, instaurando la superstizione dell’Io, ne ha fatto la molla dei nostri drammi e il perno delle nostre inquietudini. A nulla serve rimpiangere il riposo nell’indistinzione, il sogno neutro dell’esistenza senza qualità; ci siamo voluti “soggetti”, e ogni soggetto è rottura con la quiete dell’Unità. Da ricordare agli psicologi che trattano l’Io come se fosse una categoria eterna, mentre ha soltanto tre secoli di vita. Io, una finzione regolativa, col cui aiuto si introduce, si inventa, in un mondo del divenire, una specie di stabilità e quindi di “conoscibilità”. […] L’Io è un prodotto della grammatica, quella “vecchia donnaccia ingannatrice!”