Area Filosofica

Le dodici malattie del cielo

Letto in riferimento alla separatezza assoluta che la nostra cultura, animata ora più ora meno da escatologiche ambizioni, ha posto fra il cielo e la terra, il titolo di questo libro risulta indubitabilmente fuorviante. Inoltre, il tema del cielo potrebbe far sospettare che la discussione verta su sottili quanto inafferrabili volute concettuali intorno a temi evanescenti di squisita fruizione di pochi. Non è così. Anzitutto, solo superando le artificiali (artificiose) distinzioni ed incomunicabilità fra terre e cieli (dove il termine ‘cielo' rimanda, di volta in volta, a ciò che è altro, ulteriore, trascendente, imperscrutabile), e guadagnando una (ri)composizione dell'orizzonte esistenziale entro il quale l'individuo umano concreto si trova a vivere ed operare – un orizzonte così nuovamente reso ‘umano', si potrebbe dire,  il cielo cessa finalmente di sfuggire al discorso umano per tornare ad essere – assai più umilmente, se si vuole – orizzonte superiore pertinente la sfera della vita vissuta. 

Dei tre tracolli

Quando si afferma, in modo pur irriflesso e affidandosi ad un luogo comune, che la realtà supera la fantasia, si può essere con ciò convinti che il mondo ci riservi ancora ampi spazi di stupore. Quale che sia la causa di tale luogo comune vi è tuttavia una coincidenza, sicuramente accidentale, con un fatto: la storia del passato.
Da Agostino a Nietzsche, i filosofi della storia hanno sempre cercato di dare un senso al succedersi delle generazioni, dalla “Città di Dio” all’eterno ritorno dell’uguale, dal progresso lineare alla ricurva linea del circolo (che dissolve il tempo lineare) la temporalità ed i suoi contenuti sono sempre stati oggetto di interrogazioni.
Da queste risposte, in effetti, ci si è sempre aspettati, e ci si aspetta ancora, una indicazione certa per comprendere il significato del nostro vivere. Domande, quindi, non riservate ad un auto-referenziale mondo accademico, ma che ci riguardano tutti da vicino. Questo testo si pone la domanda fondamentale del perché l’uomo teme il cambiamento, al punto di contrastarlo con tutte le sue forze anche davanti alla più chiara evidenza che gli dimostri il contrario.

Eschilo e Giobbe

Dolore, paura, speranza
Potremmo eleggere questi tre sostantivi come termini chiave per l’affascinante saggio di Riccardo Dri, il quale accompagna mirabilmente il lettore attraverso l’esperienza tragica del dolore nella Grecia classica fino alle porte di Gerusalemme, dove rimane accesa la speranza di un possibile riscatto.In questo testo l’autore riesce abilmente a trovare, senza nascondere né ignorare la radicale differenza di significato, una mediazione tra due mondi lontani, che nell’interpretazione tradizionale sono sempre stati presentati come due universi monadici e incomunicabili: l’Atene dei poeti tragici e la Gerusalemme del testo biblico. Da una parte ogni azione umana è soggetta alla catena causale necessaria del Destino cieco e inesorabile; dall’altra ogni atto è dominato dalla speranza, nutrita naturalmente da ogni uomo, di riuscire vincitore nella sfida con Dio. L’abilità dell’autore è stata quella di saper accostare con maestria due prospettive morali, religiose, metafisiche e, prima di tutto, ontologiche di primo acchito incompatibili, le quali corrono lungo due traiettorie poste su due piani differenti e parallele e che, proprio per questa ragione, sembrano non potersi incontrare in alcun punto spaziale o temporale. I fenomeni e le azioni umane nella Grecia di Eschilo sono determinate dalla necessità assoluta, secondo la quale ogni evento attuale è frutto di una causa che lo precede e che lo determina inesorabilmente. I fenomeni e le azioni umane nella Gerusalemme del mondo biblico sono proiettate verso un fine che si manifesterà nel futuro, ossia fanno riferimento ad una escatologia che lascia aperte le porte alla speranza.
Barbara Botter

Nietzsche legge Platone

Questo testo intende descrivere alcuni momenti di convergenza tra Nietzsche e Platone. Benché si trovino già centinaia di testi che vanno in questa direzione, almeno trecento titoli, a cui necessariamente si rinvia per approfondimenti, riteniamo che vi siano ancora importanti osservazioni da sviluppare. Due parole su metodo e finalità. I due filosofi non sono stati trattati separatamente perché l’obbiettivo del confronto non è l’esposizione teorica del loro pensiero, bensì l’esposizione di un percorso per temi dove le due figure dialogano con continuità e mettono al centro del dibattito le loro più intime convinzioni. Ne risulta una discussione vivace e unitaria dei temi, attenta all’aspetto umano più che alle teorie, improntata al rispetto dei caratteri e della biografia di ciascuno, delle distanze delle loro rispettive dottrine quando incompatibili ricercandone il significato autentico assai più che registrando aridamente una noiosa massa di dati.

ISBN: 978-88-27806-23-4  242 pagine, 445 note,  128 bibliografie,  € 17,00
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Il nichilismo


Il nichilismo: il concetto più frainteso della storia. Chi vuole leggere un libro intitolato "Il nichilismo" sa che non si troverà di fronte un messale per la domenica. Tutti i testi che si occupano di questo argomento, infatti, ruotano attorno alla "morte di Dio". Proprio al contrario questo libro, facendo qualche passo indietro, non si chiede tanto e preliminarmente perché Dio muore, ma perché Dio nasce: qui la sua originalità. Se gli dèi, come le filosofie ottimiste, socratiche, edificanti, non sono stati che "rimedi", questo testo si interroga sul "rispetto a che" essi siano stati rimedi. La finitezza e, più in concreto, la mortalità dell'uomo, è la risposta. Esso sottotitola: "Dalla sventura all'opportunità", alludendo al fatto che dopo il tramonto di tutti i valori tradizionali, convenzionali e supremi, vissuto con sgomento e disorientamento, è giunto il momento che tale naufragio cominci a lavorare per noi. 
isbn: 9788827813553, 295 pagine, 713 note, 255 bibliografie

Dia-ferenze


Nel mondo vi sono tante dia-ferenze. Da dove vengono? La prima, quella che si manifesta già solo guardandoci allo specchio, è che il mondo è dia-ferito in maschio e femmina. Sarà questa l'espressione fondamentale della natura? Platone ci narra dell'androgino nel suo celebre Convito, un essere ermafrodita (andro-maschio, e gyné, femmina) che esisteva prima che Zeus tagliasse in due gli uomini "come si fa con le sogliole". Platone non poteva sapere che non si trattava solo di un mito. Ciascuno di noi, prima di venire alla luce, è stato maschio e femmina per almeno 6-7 settimane. Dunque l'originario è l'intero. Infatti l'originario è un in-dia-ferente, perché tutte le dia-ferenze vengono dopo, molto dopo. Bisogna attendere il linguaggio, perché solo il linguaggio, nominando le cose, instaura le dia-ferenze:, "saranno tutti nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore" (Parmenide DK 8 38-41). L'intero non ha dia-ferenze: "Un tempo fui giovinetto e giovinetta, arbusto e uccello, muto pesce di mare che guizza tra i flutti" (Empedocle DK 68B 17).

L'autismo è un umanismo (per un'interpretazione filosofica dell'autismo)

Questo è qualcosa di più di un libro sull'autismo (d'altra parte ce ne sono migliaia), ma questo testo ha qualcosa di unico: è un libro di filosofia dell'autismo. Questo scritto è volutamente di immediata comprensione, certo non esente da tecnicismi quando non se ne è potuto fare a meno, ma basato su criteri diamentralmente opposti a quelli dei soliti libri sull'autismo che l'autore ha studiato in grande numero.


Volume esaurito, prossimamente in ristampa. Chiedi una copia direttamente all’autore nella sezione “Contatti”.

Scacco matto alla politica in tre mosse

Platone e Aristotele, se scrissero di politica, lo fecero come per regolare un ospedale di pazzi; e se fecero sembiante di parlarne come di una gran cosa, fu perché sapevano che i pazzi ai quali parlavano si figuravano di essere re e imperatori. Essi entrano nei loro principi per moderare la loro pazzia e renderla il meno dannosa possibile. (H. Arendt).
 L’istinto gregario, una potenza oggi divenuta sovrana, è qualcosa di fondamentalmente diverso dall’istinto della società aristocratica; e dipende dal valore delle unità quel che poi significherà la somma … Tutta la nostra sociologia non conosce altro istinto di quello del gregge, ossia degli zeri assommati, dove è virtuoso essere zero. (F. Nietzsche)
 Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. (K. Marx)


Medicina. Saggio per un'interpretazione filosofica, Uscito il 9 agosto 2023

Noi non moriamo per disgrazia, ma viviamo per miracolo, perché il male è una questione antropologica e non scientifica; tant’é che i processi biochimici ci dicono come ci si ammala, ma non perché ci si ammala. Per questo, prima dell’avvento della scienza, quando l’uomo non era portatore di una patologia, ma di una biografia, la malattia aveva un valore iniziatico, e non esisteva un capitale biologico da custodire come prolungamento quantitativo di esistenza.
La medicina è nata prestigiosa, la medicina non è diventata scientifica, ma è nata scientifica, grazie ad un’operazione di empietà, come sarebbe avvenuto molto più tardi con il caso Copernico e il caso Charles Darwin. La medicina introduce un tempo lineare, progressivo, con un passato, un presente e un futuro: chiama il passato anamnesi, il presente terapia e il futuro prognosi, e così istituisce una struttura che diventa metafora della storia: la triade “malattia – cura - guarigione” soppianta il ciclo mitico e religioso di “male - redenzione - salvezza”. La medicina diventa metafora del sapere. Ma se è vero che "Non c’è pensiero scientifico senza rimozione", cosa ha rimosso la medicina?
ISBN 979-12-21493-14-6, 181 pagine, 318 note, 175 riferimenti bibliografici, Nel sito in cui puoi ordinarlo puoi anche leggere un'anteprima.
Puoi scaricare gratuitamente una quarantina di pagine da QUI

vecchiaia, cosa aspettarci

Il problema deve interessarci non fosse che per i numeri: sorprendentemente, nel nostro paese, la popolazione oltre i 65 anni ha raggiunto, all’inizio di quest’anno, la notevole cifra di 14 milioni e 46 mila individui, costituendo il 23,8% della popolazione totale, con un’età media di 46,2 anni. Scienza e tecnica hanno aumentato considerevolmente le aspettative di vita. Ma quale vita?  È un bene che nel discorso pubblico trovino spazio temi di profondo spessore etico e che ci si soffermi a riflettere su ciò che sta rapidamente cambiando e che condiziona ogni risvolto intimo e sociale della nostra esistenza: il confine tra la vita e la morte. Questo confine si va spostando e, insieme, si va smarrendo; la potenza delle biotecnologie e il progresso della scienza medica intervengono sui tempi e le forme della nascita e della malattia, della sofferenza e del fine vita; […] ‟difendere la vita”. Ma quale vita? Esiste un confine tra un’esistenza umana e una condizione ‟vegetativa” in cui l’incapacità di coscienza e di relazione, di comunicazione e di autodeterminazione faccia, dell’essere in vita, una esperienza insostenibile.
pagine 153, note bilbiografiche 249, bibliografie n. 137
ISBN 979-12-22718-53-8

Se io avrei, Filosofia dell'analfabetismo contemporaneo 

Nel nostro secolo Heidegger osserva che il tessuto cognitivo della comprensione media crede di essere in grado di capire ogni cosa, proprio perché nessuna cosa è stata realmente compresa. Elusa la complessità, quale destino ci attende quando il tessuto del linguaggio, la nostra guida nel labirinto della vita, inizia a disfarsi? Non solo non comprendiamo: il “tempo della povertà estrema” ci impedisce di avere coscienza del nostro non comprendere. 
 In questo intrigante percorso filosofico, esploriamo l'essenza dell'alfabeto, dove un antico detto greco ci suggerisce che “l'alfabeto della parola e della vita sono un’unica entità”. Qui, le parole non sono solamente strumenti di significato, ma plasmano la realtà stessa. Attraverso una prospettiva critica, analizziamo la società contemporanea, dove la cultura dell'intrattenimento e dell'immagine sembrano disimpegnare aree cerebrali decisive, cedendo il passo all'erosione del linguaggio e, di conseguenza, del pensiero. Le filosofie analitiche si rivelano inadeguate nel risolvere questa complessa situazione. Emergiamo da questa riflessione con la consapevolezza di una verità inquietante: il nostro pensiero è imprigionato nella rete delle parole che tessiamo, poiché non possiamo pensare al di là delle parole che possediamo. “Se io avrei” invita a esplorare le profondità del linguaggio e a sfidare le convenzioni della nostra epoca. Un'analisi audace che illumina la danza intima tra pensiero e parola, aprendo la strada a una nuova comprensione della nostra esistenza.
ISBN 979-12-80786-51-7 per pluriversum edizioni

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