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LE DINAMICHE DELLA PERSUASIONE
La persuasione non appartiene al discorso. Appartiene al pensiero. Non è una tecnica, né uno strumento. È la forma in cui il linguaggio si espone alla verità, e insieme la espone al rischio. A partire da Protagora e Gorgia, questo libro interroga la persuasione nella sua dimensione originaria: non come arte del convincere, ma come condizione in cui il reale si articola e prende senso. Ciò che persuade non si aggiunge al vero. Ne determina la possibilità.
La persuasione non è soltanto un’arte del discorso. È una forma del pensiero. A partire dalla riflessione dei sofisti — in particolare Protagora e Gorgia — questo libro indaga la natura della persuasione nella sua dimensione più radicale. Lontano da una riduzione retorica o strumentale, la persuasione emerge come una struttura originaria del rapporto tra linguaggio e verità, tra parola e mondo. Attraverso un confronto serrato con la modernità, il volume mostra come le dinamiche persuasive non appartengano esclusivamente alla sfera della comunicazione, ma costituiscano una condizione fondamentale dell’esperienza: ciò attraverso cui il reale si articola, si interpreta, si rende significativo. In questa prospettiva, la persuasione non è ciò che altera la verità, ma ciò che ne rende possibile l’apparizione.
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KAFKA E LA BIOLOGIA DEL CODICE
Franz Kafka è stato letto, per oltre un secolo, come scrittore dell’assurdo, del potere e dell’alienazione. Ma quella interpretazione appartiene ormai a un paradigma esausto.
Kafka non è un autore dell’esistenzialismo, bensì del post-umano: il primo narratore della vita immersa nei sistemi informativi, colui che ha intuito — con un secolo d’anticipo — la nascita di un mondo dove l’esistenza si misura in termini di leggibilità, tracciabilità e codifica.
La sua opera, se riletta oggi, rivela una sorprendente attualità: non più parabola dell’angoscia metafisica, ma biologia del dato, analisi visionaria di un organismo che si confronta con ambienti semantici tossici, protocolli opachi e linguaggi incompatibili.
Kafka non descrive l’assurdo, ma il funzionamento puro: un sistema che opera senza comprendere.
Nei suoi romanzi, la burocrazia è il primo simulacro dell’intelligenza artificiale; il tribunale è una rete informatica ante litteram; La metamorfosi racconta l’impossibilità del corpo di tradursi in un linguaggio stabile; Nella colonia penale mostra il linguaggio come codice che incide la carne.
Attraverso queste immagini, Kafka anticipa la nostra condizione di organismi informazionali, in cui il vivente non coincide più con la vita, ma con la sua trasmissione.


