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Il libro del 2016

Riccardo Dri - Schizophrenia (perchè noi siamo una legione) - Youcanprint, 2016

ISBN: 978-88-92600-09-6 pag. 202

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DALLA RECENSIONE DI "Leggere a colori"

"L'autore traccia un pensiero davvero eccellente, ci guida in maniera impeccabile dentro un percorso che ha molti lati oscuri, e nonostante tutto dà la possibilità a ogni genere di lettore di avvicinarsi in maniera consapevole a fatti e teorie che hanno basi solide ed equilibrate. Questo perchè alla luce di ogni sua riflessione, mette a disposizione diverse postille, che certificano l'autenticità delle dichiarazioni e avvalorano il tema svolto in una maniera impeccabile ..."

LEGGI INTERA RECENSIONE

Sia Kraepelin che Bleuler credevano che la schizofrenia fosse la conseguenza di una alterazione di ordine chimico, anatomico o patologico del cervello. Ma Bleuler confessa che la natura della maggior parte dei disturbi mentali è tuttora oscura e che non sappiamo cosa sia realmente il processo morboso schizofrenico. E Kraepelin, che pensava di averne provato l'universalità etnografica si era sbagliato, perchè aveva confuso il delirio di un primitivo con quello dei suoi pazienti. Per parlare propriamente, gli schizofrenici non esistono che grazie alle virtù pratiche della nostra attività di classificazione. Questo volume sostiene che, come già Bleuler riconosceva, tuitti si nasce con innumerevoli identità, di cui una solo ci è nota, quella che chiamiamo  "Io" o "Me", che è un prodotto del pensiero. L' "Io" ha il compito di amministrare e contenere tutte le altre che, pari a quella egemone, a nostra insaputa ci abitano. Perchè abbiaqmo molte identità? La funzione delle mille identità consiste nel rendere l'uomo adattabile alle mille varie circostanze della vita, che nell'uomo si presenta multiforme in base alla variabilità del mondo, e che nell'animale é invece unidirezionale, in base alla staticità dell'ambiente specifico dove stimoli e reazioni hanno un unico e possibile esito. Quando la psichiatria capirà che l'anima non è una cosa?








DALLE CONCLUSIONI

La critica letteraria e l’arte sono complici nel fare quadrato attorno alla schizofrenia, per difenderla dalla sua patologizzazione e dalla conseguente volontà di normalizzazione. Come scrive Canguilhem, non si tratta di squilibrio, ma di un equilibrio sui generis . Come scrive Jaspers, per il quale “ci sono testi letterari e narrativi che ci consentono di cogliere il senso ultimo della follia meglio, e più radicalmente, di qualsiasi testo di psichiatria” . Come abbiamo detto: se la schizofrenia è un “rito” di passaggio, una metamorfosi, essa allora può essere vista come una ricerca di un nuovo equilibrio; certo a partire da un equilibrio perduto. Ma l’essere umano è uno sforzo permanente per raggiungere un equilibrio, indipendentemente dal fatto che tale equilibrio non verrà mai raggiunto, o meglio vi sarà sempre un nuovo stato di equilibrio successivo a quello appena lasciato, perché l’essere umano è in divenire permanente, è la sua caratteristica essenziale, la plasticità, che è negata all’animale, e dovremmo ormai sapere anche perché. La natura, nell’uomo, lo spinge ad un equilibrio, anche in senso medico-biologico, ma esso è perennemente instabile, è una tensione verso uno stato a cui ci si avvicina e poche volte si raggiunge, e se pur lo si raggiunge siamo nella condizione di perderlo a breve, proprio perché noi siamo in molti, e non sappiamo quale personalità, fra le innumerevoli, sarà quella che dominerà il domani o, addirittura, la nostra prossima ora. Anche la malattia fa parte di queste trasformazioni: “La malattia non è soltanto squilibrio o disarmonia: è anche soprattutto sforzo della natura nell’uomo per ottenere un nuovo equilibrio” . Si potrebbe dire che la schizofrenia non è che un aspetto della plasticità dell’uomo, quella plasticità che costituisce il suo più importante strumento di sopravvivenza. Per questo essa è anche una finestra su come funziona la mente umana, e che cosa significa essere uomini.




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