Il nichilismo: il concetto più frainteso della storia[1], inestricabilmente intrecciato con la storia dell’Occidente[2]. Con esso si indica il problema fondamentale del nostro tempo e la sua essenza è la crisi. Crisi (kri/nw) significa separare, distinguere, decidere, scegliere. Ciò spiega che si tratta della fine di un’epoca, da cui la successiva si separa, si distingue. Come ogni crisi questa non giunge all’improvviso, ma dopo una lunga inavvertita preparazione. Nel caso del nichilismo la preparazione è durata millenni.
Si tratta perciò di un fenomeno complesso, irriducibile ad una sintesi, che riguarda i fondamenti, i valori. In esso non vi sono aspetti marginali, una sintesi può occultare aspetti decisivi. Il nichilismo non è un sistema che si possa spiegare seguendo un ordine gerarchico, né può essere spiegato con strumenti ed accorgimenti tradizionali in ragione della sua multiformità. Esso richiede un lungo ragionamento, una lunga frequentazione, una ricognizione proporzionale alla lunga durata della sua preparazione. Per prima cosa, vanno eliminati gli equivoci impliciti nel suo complesso sviluppo. Gli equivoci sorgono per il fatto che diverse posizioni filosofiche, in totale buona fede e con buone ragioni, considerano “nichilista” una corrente avversaria: “quando la volontà fissa un valore, infatti, al tempo stesso lo oppone a un altro valore ritenuto negativo, a un disvalore”[3]. Così “l’accusa di nichilismo è oggi tra le più diffuse, tra quelle che più volentieri vengono rivolte all’avversario. È probabile che tutti abbiano ragione”[4]. Ma, detto questo, il problema si presenta ancor più oscuro, perciò bisogna innanzitutto chiarire quali forze sono in campo e quale l’oggetto fondamentale della contesa originaria.
In realtà ogni grande crescita comporta anche un enorme sbriciolamento e deperimento: il dolore, i sintomi di declino fanno parte delle epoche di enorme avanzamento; ogni fruttuoso e potente movimento dell’umanità ha creato contemporaneamente anche un movimento nichilistico. In determinate circostanze sarebbe segno di crescita incisiva ed essenzialissima, di trapasso a nuovi condizioni di esistenza, il fatto che venisse al mondo la forma estrema di pessimismo, il vero e proprio nichilismo.[5]
“La deposizione dei valori finora supremi non scaturisce da una mera mania di cieca distruzione e di vanagloriosa innovazione. Scaturisce da una necessità e dalla necessarietà di dare al mondo quel senso che non lo degradi a mero passaggio verso un aldilà”[6].
Fintanto che il nichilismo si limita a tale cognizione e fa da spettatore alla decadenza dei valori finora supremi, esso rimane “passivo”. Il nichilismo “attivo” invece interviene, rovescia chiamandosi fuori dalla maniera tradizionale di vivere e infondendo in più a ciò che vuole perire “il desiderio della fine”.[7] “Il nichilismo rimane una grande rivoluzione (la terza dopo quella di Copernico e quella di Darwin), perché libera l’uomo da vincoli esterni inautentici, riconsegnandolo a se stesso e alla sua libertà e responsabilità creativa, perché fa saltare cose credute fisse e fondate su una ragione incrollabile, perché stronca molte e radicate superstizioni [...]”[8].
Operiamo né più né meno con cose che non esistono, con linee, superfici, corpi, atomi, tempi divisibili, spazi divisibili: come potrebbe anche soltanto essere possibile una spiegazione, se di tutto noi facciamo per prima cosa una immagine, la nostra immagine![9]
“Non c’è oggi uomo avveduto che voglia ancora negare che il nichilismo, nelle sue forme più diverse e più nascoste, sia la ‘condizione normale’ dell’umanità […] Ne sono la miglior prova i tentativi esclusivamente di reazione contro il nichilismo che, invece che lasciarsi coinvolgere in un confronto con la sua essenza, praticano la restaurazione del passato”[10].
Ciò che prima determinava e condizionava l’uomo quanto al fine e alla norma ha perduto la sua efficacia incondizionata e immediata, ma sopratutto la sua efficienza immancabile in ogni direzione. Il mondo sovrasensibile dei fini e delle norme non suscita e non regge più la vita. […] La fede cristiana sussisterà certamente qua e là. Ma l’amore che domina il suo mondo non è più il principio efficiente e operante di ciò che ora avviene. Il fondamento sovrasensibile del mondo sovrasensibile, preso come la realtà efficiente di ogni reale, è divenuto irreale![11]
“l’homme créateur de Nietzsche est l’incarnation de l’autonomie morale, profondément imprégnée de sentiment de devoir et de responsabilité, il est le ‘fruit mûr’ de l’ensemble du développement moral du genre humain […] D’une façon, qui rappelle très fortement la conception kantienne de la ‘loi moral en moi’, et peut-être même sous l’influence immédiate de cette formule de Kant, Nietzsche a donné de cette façon à sa demande immorale très stricte un caractère singulièrement moral.”[12]
“ … il grande pensiero greco (Platone, Aristotele) al nichilismo teorico contrappose una metafisica, ovvero un sistema di sicurezze mentali. La nostra società contemporanea, oltre ad essere impotente, incapace di costruire nuove sicurezze mentali, è travolta dal consumismo che, non per ragioni teoretiche ma per puri meccanismi economici, porta ad invadere lo spazio delle persone con sollecitazioni di carattere puramente e individualisticamente utilitario. È chiaro che dove l’individualismo economico, utilitario, diventa straripante non c’è più spazio per […] valori, e comunque per regole, norme, per visioni del mondo di carattere universale.”[13]
“È quindi prevedibile un futuro in cui la contrapposizione tra capitalismo e comunismo non avrà più alcun contenuto, cioè non sarà più contrapposizione tra capitalismo e comunismo, ma tra due volontà e tra due etiche astratte, vuote, […] ma è prevedibile anche un futuro più remoto, dove la volontà dell’Apparato di accrescere indefinitamente la propria potenza esige la soppressione della contrapposizione residuale tra quelle due volontà astratte, ossia esige la soppressione di ciò che ostacola l’indefinito incremento della potenza. Si tratta del futuro dove l’etica della scienza domina incontrastata il pianeta.”[14].
“Sono un Mana della Grande Vita. Chi mi ha gettato nella sofferenza dei mondi, chi mi ha trasportato nella malvagia oscurità? Così a lungo ho sopportato e ho dimorato nel mondo, così a lungo ho dimorato tra le opere delle mie mani. […] Salvaci dalle tenebre di questo mondo nel quale siamo gettati”[15]
“ ‘Quanta gente arrivava con un convoglio’, chiesi a Stangl.
‘Di solito circa cinquemila. Qualche volta di più’.
‘Ha mai parlato con qualcuna delle persone che arrivavano?’
‘Parlato? No ... generalmente lavoravo nel mio ufficio fino alle undici, c’era molto lavoro d’ufficio. Poi facevo un altro giro partendo dal Totanlager. A quell’ora, lì erano già un bel pezzo avanti con il lavoro (voleva dire che a quell’ora le cinque o seimila persone arrivate quella mattina erano già morte: il lavoro era la sistemazione dei corpi, che richiedeva quasi tutto il giorno e che spesso proseguiva anche durante la notte.’) [...]
‘Ma lei non poteva cambiare tutto questo’, chiesi io. ‘Nella sua posizione, non poteva far cessare quella nudità, quelle frustate, quegli orrendi orrori dei recinti da bestiame?’
‘No, no, no ... Il lavoro di uccidere con il gas e bruciare cinque e in alcuni campi fino a ventimila persone in ventiquattro ore esige il massimo di efficienza. Nessun gesto inutile, nessun attrito, niente complicazioni, niente accumulo. Arrivavano e, tempo due ore, erano già morti. Questo era il sistema. L’aveva escogitato Wirth. Funzionava. E dal momento che funzionava era irreversibile.’[16]
“La divisione del lavoro che vigeva in quell’apparato di sterminio e che oggi vige in ogni struttura aziendale fa sì che, all’interno di un apparato produttivo burocratico, l’operatore, sia esso un lavoratore, un impiegato, un funzionario, un dirigente non ha più niente a che fare con il prodotto finale, anzi gli è tecnicamente impedito, per la parcellizzazione dei processi lavorativi, di intendere realmente l’esito ultimo a cui porterà la sua azione. In questo modo l’operatore non solo diventa irresponsabile, ma addirittura gli è precluso anche il diritto alla cattiva coscienza, perché la sua competenza è limitata alla buona esecuzione di un compito circoscritto indipendentemente dal fatto che, concatenandosi con gli altri compiti altrettanto circoscritti previsti dall’apparato, la sua azione approdi a una produzione di armi o a una fornitura alimentare” [17].
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[1] Diken B. [2009], Introduzione, pag. 2: “the most misunderstood concept in history”.
[2] Roodt V. cit. in Villet C., [2009], pag. 29: “inextricably woven into the history of the west”.
[3] Löwith K., [1999-2006], Introduzione, pag. XIX.
[4] Jünger E., Heidegger M., [2004], pag. 103.
[5] Nietzsche F., Frammenti postumi primavera-autunno 1887 § 112.
[6] Heidegger M., [2006], pag. 90.
[7] Heidegger M., [1994], pag. 764.
[8] Giametta S., [2009], pag. 26.
[9] Nietzsche F., La gaia scienza, § 112.
[10] Jünger E., Heidegger M., [2004], pag. 120.
[11] Heidegger M., [1968b], pag. 233.
[12] Daigle C., [2005], pag. 209.
[13] Masullo A., [2008], pag. 6.
[14] Severino E., [1988-2008], pag. 72.
[15] Lidzbarski M., [1966], (d’ora in poi Ginza) § 457 ss. e § 254.
[16] Jaspers K., [1966], prefazione, pag. X-XI. In nota la fonte: Sereny G., [1983], ed. it. [1975], pagg. 169-170, 198-199.
[17] Galimberti U., Perché siamo tutti figli di Eichmann, da Repubblica 22-5-1996. Corsivi nostri.
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