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NON VOGLIO CHE PENSIATE COME ME
VOGLIO SOLO CHE PENSIATE

la Grande Madre non è tanto la donna o le donne, ma il ritorno della natura incurante degli individui che neppure le cure materne, per profuse che siano, riescono a mascherare. Qui sento la cadenza del tragico da cui il maschio s’è distolto prendendo a giocare. Prima con gli animali da caccia, poi con gli dèi che nel recinto del sacro hanno preso il posto un tempo occupato dall’animale divinizzato, poi con le idee che, come giochi, ognuno può fare e disfare da sé. Pura distrazione, semplice diversivo dal luogo tragico che il corpo di ogni donna indica come ritmo insignificante della nascita e della morte […] ritmo dell’insignificanza, puro accadere della specie, spettacolo per spettatori che possono vivere solo se si distraggono, se non pensano che tutto il senso che nella loro vita vanno costruendo, e senza cui non potrebbero vivere, implode nel ritmo della successione delle generazioni che morte e nascita scandiscono, e a cui il corpo della donna inevitabilmente rinvia.



Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvatico
lei tiene l'infinito nel palmo della mano
e l'eternità in un'ora




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Riccardo Dri
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