Area ermeneutica



Nascere
(dalla meteria animata all'esistenza)

Ciò che passa per “istinto di vita” lo abbiamo in comune con l’animale: è la stessa vita che vuole vivere, anche nostro tramite o nostro malgrado, ed essa non si arresta, non si ferma, non si modifica, non si piega ai nostri desideri: è il cosiddetto stemma della necessità, per il quale il soggetto autore  torna a scoprirsi spettatore. Ma in questo farsi spettacolo della Verità la gravidanza è proprio il primo esempio della possibilità dell’abbraccio non frontale, e perciò caso limite, tra due entità separate ma “connesse”. Siamo estranei alla nostra vita: posso sempre decidere di farla finita (il suicidio), ma non posso decidere di farla nascere. E se prima della nascita la madre già interagisce con il suo bambino, dopo la nascita l’interazione si propaga all’esterno, fondendo la natura con un abbraccio primordiale, quello che ci ha accolto per consolare i nostri primi vagiti, quello che ci ha sussurrato “Benvenuto”.

195 pagine, 221 riferimenti bibliografici, 429 note

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Migrare

(Saggio per un'interpretazione filosofica)

Ciò che passa per “istinto di vita” lo abbiamo in comune con l’animale: è la stessa vita che vuole vivere, anche nostro tramite o nostro malgrado, ed essa non si arresta, non si ferma, non si modifica, non si piega ai nostri desideri: è il cosiddetto stemma della necessità, per il quale il soggetto autore  torna a scoprirsi spettatore. Ma in questo farsi spettacolo della Verità la gravidanza è proprio il primo esempio della possibilità dell’abbraccio non frontale, e perciò caso limite, tra due entità separate ma “connesse”. Siamo estranei alla nostra vita: posso sempre decidere di farla finita (il suicidio), ma non posso decidere di farla nascere. E se prima della nascita la madre già interagisce con il suo bambino, dopo la nascita l’interazione si propaga all’esterno, fondendo la natura con un abbraccio primordiale, quello che ci ha accolto per consolare i nostri primi vagiti, quello che ci ha sussurrato “Benvenuto”.
195 pagine, 221 riferimenti bibliografici, 429 note

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Essere e campo

Il nostro mondo, intricato nella tela della modernità, si svela in tutta la sua complessità nelle pagine di “Essere e campo” (un motteggio di “Essere e tempo” di Heidegger, ovviamente). Il volume ci getta in un vortice di riflessioni, invitandoci a esplorare il labirinto delle nostre rimozioni, a confrontarci con la storia perduta nel flusso frenetico del presente. L’autore ci conduce attraverso il cumulo di “esoneri” che caratterizza la nostra epoca, facendoci toccare con mano la fragilità della nostra percezione della realtà. Mentre brandiamo orgogliosamente il nostro ultimo “smartphone”, ci rendiamo conto che la modernità, al di là delle superfici lucenti, non può cancellare la nostra millenaria storia, né spezzare i legami che ci uniscono al passato. In questo viaggio, si invita a esplorare le profondità della nostra umanità, a sondare il terreno fertile dei sentimenti sepolti sotto strati di innovazione. “Essere e campo” non è solo un libro, ma un invito a scrutare dentro di noi, a riscoprire la nostra essenza in un’era che, se da un lato ci rende spaventosamente moderni, dall’altro ci obbliga a confrontarci con la nostra eterna “antichità” emotiva.
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Penso dove non sono

Mi sono alzata una notte per andare in bagno, ed ecco che sbirciando la camera dei bambini li ho trovati nel sonno a tenersi per mano”. Non esiste un Io se non c’è un Tu. Ma chi è l’Io se è un tu a far essere io quell’Io? E chi è il Tu se non c’è un Io a far essere tu quel Tu? L’Io è costruzione e risposta, in un colloquio infinito per infinite vite già trascorse e per quelle non ancora venute. Da ricordare agli psicologi che trattano l’Io come se fosse una categoria eterna, mentre ha soltanto tre secoli di vita.  

 

173 pagine - 374 note - 163 indicazioni bibliografiche.

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