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Le dodici malattie del cielo

Letto in riferimento alla separatezza assoluta che la nostra cultura, animata ora più ora meno da escatologiche ambizioni, ha posto fra il cielo e la terra, il titolo di questo libro risulta indubitabilmente fuorviante. Inoltre, il tema del cielo potrebbe far sospettare che la discussione verta su sottili quanto inafferrabili volute concettuali intorno a temi evanescenti di squisita fruizione di pochi. Non è così. Anzitutto, solo superando le artificiali (artificiose) distinzioni ed incomunicabilità fra terre e cieli (dove il termine ‘cielo' rimanda, di volta in volta, a ciò che è altro, ulteriore, trascendente, imperscrutabile), e guadagnando una (ri)composizione dell'orizzonte esistenziale entro il quale l'individuo umano concreto si trova a vivere ed operare – un orizzonte così nuovamente reso ‘umano', si potrebbe dire,  il cielo cessa finalmente di sfuggire al discorso umano per tornare ad essere – assai più umilmente, se si vuole – orizzonte superiore pertinente la sfera della vita vissuta. 

Dei tre tracolli

Quando si afferma, in modo pur irriflesso e affidandosi ad un luogo comune, che la realtà supera la fantasia, si può essere con ciò convinti che il mondo ci riservi ancora ampi spazi di stupore. Quale che sia la causa di tale luogo comune vi è tuttavia una coincidenza, sicuramente accidentale, con un fatto: la storia del passato.
Da Agostino a Nietzsche, i filosofi della storia hanno sempre cercato di dare un senso al succedersi delle generazioni, dalla “Città di Dio” all’eterno ritorno dell’uguale, dal progresso lineare alla ricurva linea del circolo (che dissolve il tempo lineare) la temporalità ed i suoi contenuti sono sempre stati oggetto di interrogazioni. Da queste risposte, in effetti, ci si è sempre aspettati, e ci si aspetta ancora, una indicazione certa per comprendere il significato del nostro vivere. Domande, quindi, non riservate ad un auto-referenziale mondo accademico, ma che ci riguardano tutti da vicino. Questo testo si pone la domanda fondamentale del perché l’uomo teme il cambiamento, al punto di contrastarlo con tutte le sue forze anche davanti alla più chiara evidenza che gli dimostri il contrario.

Eschilo e Giobbe

Dolore, paura, speranza
Potremmo eleggere questi tre sostantivi come termini chiave per l’affascinante saggio di Riccardo Dri, il quale accompagna mirabilmente il lettore attraverso l’esperienza tragica del dolore nella Grecia classica fino alle porte di Gerusalemme, dove rimane accesa la speranza di un possibile riscatto.In questo testo l’autore riesce abilmente a trovare, senza nascondere né ignorare la radicale differenza di significato, una mediazione tra due mondi lontani, che nell’interpretazione tradizionale sono sempre stati presentati come due universi monadici e incomunicabili: l’Atene dei poeti tragici e la Gerusalemme del testo biblico. Da una parte ogni azione umana è soggetta alla catena causale necessaria del Destino cieco e inesorabile; dall’altra ogni atto è dominato dalla speranza, nutrita naturalmente da ogni uomo, di riuscire vincitore nella sfida con Dio. L’abilità dell’autore è stata quella di saper accostare con maestria due prospettive morali, religiose, metafisiche e, prima di tutto, ontologiche di primo acchito incompatibili, le quali corrono lungo due traiettorie poste su due piani differenti e parallele e che, proprio per questa ragione, sembrano non potersi incontrare in alcun punto spaziale o temporale. I fenomeni e le azioni umane nella Grecia di Eschilo sono determinate dalla necessità assoluta, secondo la quale ogni evento attuale è frutto di una causa che lo precede e che lo determina inesorabilmente. I fenomeni e le azioni umane nella Gerusalemme del mondo biblico sono proiettate verso un fine che si manifesterà nel futuro, ossia fanno riferimento ad una escatologia che lascia aperte le porte alla speranza.
Barbara Botter

Nietzsche legge Platone

Questo testo intende descrivere alcuni momenti di convergenza tra Nietzsche e Platone. Benché si trovino già centinaia di testi che vanno in questa direzione, almeno trecento titoli, a cui necessariamente si rinvia per approfondimenti, riteniamo che vi siano ancora importanti osservazioni da sviluppare. Due parole su metodo e finalità. I due filosofi non sono stati trattati separatamente perché l’obbiettivo del confronto non è l’esposizione teorica del loro pensiero, bensì l’esposizione di un percorso per temi dove le due figure dialogano con continuità e mettono al centro del dibattito le loro più intime convinzioni. Ne risulta una discussione vivace e unitaria dei temi, attenta all’aspetto umano più che alle teorie, improntata al rispetto dei caratteri e della biografia di ciascuno, delle distanze delle loro rispettive dottrine quando incompatibili ricercandone il significato autentico assai più che registrando aridamente una noiosa massa di dati.

ISBN: 978-88-27806-23-4  242 pagine, 445 note,  128 bibliografie

Il nichilismo


Il nichilismo: il concetto più frainteso della storia. Chi vuole leggere un libro intitolato "Il nichilismo" sa che non si troverà di fronte un messale per la domenica. Tutti i testi che si occupano di questo argomento, infatti, ruotano attorno alla "morte di Dio". Proprio al contrario questo libro, facendo qualche passo indietro, non si chiede tanto e preliminarmente perché Dio muore, ma perché Dio nasce: qui la sua originalità. Se gli dèi, come le filosofie ottimiste, socratiche, edificanti, non sono stati che "rimedi", questo testo si interroga sul "rispetto a che" essi siano stati rimedi. La finitezza e, più in concreto, la mortalità dell'uomo, è la risposta. Esso sottotitola: "Dalla sventura all'opportunità", alludendo al fatto che dopo il tramonto di tutti i valori tradizionali, convenzionali e supremi, vissuto con sgomento e disorientamento, è giunto il momento che tale naufragio cominci a lavorare per noi. 
isbn: 9788827813553, 295 pagine, 713 note, 255 bibliografie

Dia-ferenze


Nel mondo vi sono tante dia-ferenze. Da dove vengono? La prima, quella che si manifesta già solo guardandoci allo specchio, è che il mondo è dia-ferito in maschio e femmina. Sarà questa l'espressione fondamentale della natura? Platone ci narra dell'androgino nel suo celebre Convito, un essere ermafrodita (andro-maschio, e gyné, femmina) che esisteva prima che Zeus tagliasse in due gli uomini "come si fa con le sogliole". Platone non poteva sapere che non si trattava solo di un mito. Ciascuno di noi, prima di venire alla luce, è stato maschio e femmina per almeno 6-7 settimane. Dunque l'originario è l'intero. Infatti l'originario è un in-dia-ferente, perché tutte le dia-ferenze vengono dopo, molto dopo. Bisogna attendere il linguaggio, perché solo il linguaggio, nominando le cose, instaura le dia-ferenze:, "saranno tutti nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore" (Parmenide DK 8 38-41). L'intero non ha dia-ferenze: "Un tempo fui giovinetto e giovinetta, arbusto e uccello, muto pesce di mare che guizza tra i flutti" (Empedocle DK 68B 17).

Viaggio nella follia (se il cuculo cade dal nido)

Le scienze dello spirito, e in particolare la psichiatria, intendono proporsi come scienze sul modello della medicina. Ma già Aristotele riconosceva erronea questa impostazione, pensando alla medicina non come a una scienza, ma come a un'arte. Il problema nasce dal fatto che non c'è ancora una differenza riconosciuta tra malattia del corpo e malattia della mente, perché mentre lo studio che si occupa della malattia del corpo si esercita su entità misurabili, lo studio che intende occuparsi dello spirito non ha superfici. Infatti gli eventi psichici sono inosservabili e non esistono test diagnostici. Ciò induce a pensare che l'istinto segreto della scienza sia la paura dell'incalcolabile. Tutti questi enigmi riconducono all'enigma della soggettività e sono quindi inseparabilmente connessi all'enigma della tematica e del metodo delle scienze dello spirito. Se la scienza vuole essere oggettiva, deve per ciò stesso prescindere dalla soggettività: solo che nelle scienze dello spirito la soggettività è il loro oggetto, e il loro statuto è aporetico fin dalle premesse. Sorge il legittimo sospetto, dunque, che la "cura" proposta dalla psichiatria debba convertirsi in un "prendersi cura" e che la nozione stessa di malattia mentale vada rivisitata, se non abrogata, come non smettono di predicare gli psichiatri Thomas Szasz e Allen Frances, per i quali la malattia mentale non esiste.

Schizophrenia


Sia Kraepelin che Bleuler credevano che la schizofrenia fosse la conseguenza di una alterazione di ordine chimico, anatomico o patologico del cervello. Ma Bleuler confessa che la natura della maggior parte dei disturbi mentali è tuttora oscura e che non sappiamo che cosa sia realmente il processo morboso schizofrenico. E Kraepelin, che pensava di averne provato l'universalità etnografica si era sbagliato, perché aveva confuso il delirio di un primitivo con quello dei suoi pazienti. Per parlare propriamente, gli schizofrenici non esistono che grazie alle virtù pratiche della nostra attività di classificazione. Questo volume sostiene che, come già Bleuler riconosceva, tutti si nasce con innumerevoli identità, di cui solo una ci è nota, quella che chiamiamo "Io" o "Me", che è un prodotto del pensiero. L'"Io" ha il compito di amministrare e contenere tutte le altre che, pari a quella egemone, a nostra insaputa ci abitano. Perché abbiamo molte identità? La funzione delle mille identità consiste nel rendere l'uomo adattabile alle mille varie circostanze della vita, che nell'uomo si presenta multiforme in base alla variabilità del mondo, e che nell'animale è invece unidirezionale, in base alla staticità dell'ambiente specifico dove stimoli e reazioni hanno un unico possibile esito. Quando la psichiatria capirà che l'anima non è una cosa?

L'autismo è un umanismo (per un'interpretazione filosofica dell'autismo)

Questo è qualcosa di più di un libro sull'autismo (d'altra parte ce ne sono migliaia), ma questo testo ha qualcosa di unico: è un libro di filosofia dell'autismo. Questo scritto è volutamente di immediata comprensione, certo non esente da tecnicismi quando non se ne è potuto fare a meno, ma basato su criteri diamentralmente opposti a quelli dei soliti libri sull'autismo che l'autore ha studiato in grande numero.

FEMMINILITA'

Questo non è un libro per le donne, e neppure sulle donne, ma semmai accanto alle donne. Mette al proprio centro un enigma irriducibile a qualunque sapere maschile, l'enigma della femminilità, come lo chiamò Freud. Psiche, inconscio, sentimento e sesso, sono eventi femminili, si incardinano dentro il ciclo nascita, crescita, riproduzione e morte, le forme mitologiche della finitudine: la donna ci mette al mondo (nascita), ci allatta (crescita), è la nostra compagna di letto (riproduzione), e ci riaccoglie nel suo grembo nel nostro ultimo viaggio (morte). Il ciclo della vita (e della morte) non può essere che femminile. L'uomo ha relazioni, la donna è relazione, il suo corpo è fatto per due, anche se non genera. L'uomo ha una soggettività, la donna ne ha due (l'Io e la specie). L'uomo ha affetti, la donna ama. Questo amare, assai prima di essere sentimento, è una forma cognitiva ignota all'uomo, che per legittimarsi ha bisogno di istituire saperi. Eppure, se ascoltiamo Agostino, non si conoscerà mai nulla se non tramite l'amore (non intratur in veritatem nisi per caritatem). VOLUME PREMIATO AL CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE EQUI-LIBRI

Dallo Speculum alle Aenigmate Vol. II°

Nell'eredità materna di ciascun essere umano' si trovano fusi assieme 'l'estremo amore come l'odio' che conduce a pensare il nostro essere come una 'portentosa indistinguibilità originaria'. Di qui la vita che si è disgiunta dal corpo materno 'resta tuttavia suo possesso inalienabile': l'uomo si libra tra questi due aspetti conflittuali tra l'essere un uno e l'essere un frammento di un tutto, un Uno-Tutto, limite e illimite, a partire da quella radice femminile che discende dal corpo di donna, da cui percepisce di esserne figlio e fratello insieme, figlio di una nascita e fratello nel suo appartenere, come la madre, al genere umano. 'E a questo punto, perché no, si può parlare di incesto universale.' [...] Non cercammo l'altra metà, bensì con infinito stupore scoprimmo un'entità inscindibile nell'incomprensibile tutto. Così eravamo fratelli nel mito, prima che l'incesto fosse sacrilego." (Andreas Louise Salomé)

Scacco matto alla politica in tre mosse

Platone e Aristotele, se scrissero di politica, lo fecero come per regolare un ospedale di pazzi; e se fecero sembiante di parlarne come di una gran cosa, fu perché sapevano che i pazzi ai quali parlavano si figuravano di essere re e imperatori. Essi entrano nei loro principi per moderare la loro pazzia e renderla il meno dannosa possibile. (H. Arendt).  L’istinto gregario, una potenza oggi divenuta sovrana, è qualcosa di fondamentalmente diverso dall’istinto della società aristocratica; e dipende dal valore delle unità quel che poi significherà la somma … Tutta la nostra sociologia non conosce altro istinto di quello del gregge, ossia degli zeri assommati, dove è virtuoso essere zero. (F. Nietzsche)
 Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato. (K. Marx)

Gli inconsci collettivi

L'inconscio collettivo non è solo quello illustrato da C.G. Jung, che ne ha stabilito le basi e definito i contorni. In questo volume, dopo un esame accurato delle prospettive indicate da Jung, si potranno esaminare altri "derivati" in vigore nel nostro quotidiano, non meno inconsci, e non meno collettivi di quello classico radicato nel mito, nelle religioni, nell'ereditarietà psichica di specie. Così ci si potrà fare un'idea dell'inconscio mortifero, economico, tecnologico, scientifico, nichilistico, informatico, linguistico e religioso. Queste sono le linee guida di ciò che non è presente nella nostra coscienza, sia di individuo, tanto meno di massa. Aleggia un enigma che la filosofia riconosce, e conduce innanzi con quella sua solita radicale meraviglia.

Il sogno

Il sogno non rispetta le nostre aspettative. Non rispetta la logica con le sue categorie, neppure quelle basilari di spazio e di tempo. Per questo ci destabilizza: è un’entità a sé stante. Sapere, poi, o anche solo sospettare, che l’atmosfera del sogno e i suoi contenuti, sono ancora più veritieri della realtà vigile (in fondo si tratta solo di stabilire quale concetto di “verità” abbiamo adottato) ci mette in uno stato di minorità: siamo abitati da un’altra storia che nessuno ci ha mai narrato. Eppure il sogno ce la bisbiglia all’orecchio ogni notte. Il sogno, a ben vedere, inerisce alla realtà in quel modo strano e curioso come quando il silenzio spesso grida più forte della parola.

ISBN 9791220341264, 183 PAGINE, 396 NOTE, 137 indicazioni bibliografiche

Omero. Saggio per un'interpretazione psicoanalitica.

Tema di questo libro è la base poetica della mente. Fare anima e fare mito stanno in rapporto reciproco. Fare anima non è cura, non è terapia, e neanche un processo di auto-realizzazione, ma essenzialmente un’attività immaginativa o di quel regno immaginale entro cui si svolge tutta la vita in ogni suo aspetto. La psicoanalisi ci aiuta non perché restituisce alla vita una interpretazione, ma perché le dà un ordine narrativo. È il racconto dell’esistenza stessa. Non solo individuale ma collettiva. Achille, Ulisse, Polifemo, Teti, Agamennone [...] siamo tutti noi, non riconosciutici allo specchio. Scopo del libro è farci alzare la testa dalle pagine, per scoprire che il mondo intorno è davvero cambiato.

ISBN 979-12-20381-66-6, 204 pagine, 393 note, 133 riferimenti bibliografici

Adole-scientia

L’adolescenza è una legittimazione della crisi dell’adulto. Ascoltare l’adolescente non ci fa entrare nel campo della psicopatologia, come si vorrebbe sbrigativamente sostenere, perché porre domande non è patologia, ma lo sono le mancate risposte, che nessun adulto è più in grado di dare. Oggi di patologico c’è solo la scuola e la famiglia, afflitte dal saccheggio dell’anima a favore dell’oggettivazione che ci prevede come portatori di efficienza, competenze e profitto, non più come soggetti. I giovani rifiutano empaticamente questo scenario, e non hanno le parole per verbalizzarlo, perciò non possono parlare e noi non possiamo ascoltarli. Rifiutano di diventare amministratori delegati o gladiatori, sognano altre e alte latitudini fuori dalla nostra asfittica immaginazione. Vivono di notte perché nessuno sa che farsene di loro di giorno. Ma una società che ritiene di poter far a meno di una generazione nella sua massima potenza biologica, intellettuale e creativa, quale futuro può avere?
ISBN: 9791220327268, 275 note, 174 pagine, 174 bibliografie

Il sogno iniettato nella veglia

"Cercare di comprendere la tossicomania attraverso lo studio delle droghe ha all'incirca lo stesso senso che cercare di comprendere l'acquasanta studiando l'acqua. Al di là del bene e del male, che hanno valore finché c'è una scelta da fare, la notte è male solo per il giorno, che però avverte di non essere il tutto. Il sogno finisce iniettato nella veglia perché non sappiamo fare della veglia un sogno. La droga, tutte le droghe, pesanti o leggere, compreso il tabacco, l'alcool e tutte le varianti contemporanee, sono condotte di esorcismo: esorcizzano la realtà, l'ordine sociale, l'indifferenza delle cose."

Nascere

Ciò che passa per “istinto di vita” lo abbiamo in comune con l’animale: è la stessa vita che vuole vivere, anche nostro tramite o nostro malgrado, ed essa non si arresta, non si ferma, non si modifica, non si piega ai nostri desideri: è il cosiddetto stemma della necessità, per il quale il soggetto autore  torna a scoprirsi spettatore. Ma in questo farsi spettacolo della Verità la gravidanza è proprio il primo esempio della possibilità dell’abbraccio non frontale, e perciò caso limite, tra due entità separate ma “connesse”. Siamo estranei alla nostra vita: posso sempre decidere di farla finita (il suicidio), ma non posso decidere di farla nascere. E se prima della nascita la madre già interagisce con il suo bambino, dopo la nascita l’interazione si propaga all’esterno, fondendo la natura con un abbraccio primordiale, quello che ci ha accolto per consolare i nostri primi vagiti, quello che ci ha sussurrato “Benvenuto”.

195 pagine, 221 riferimenti bibliografici, 429 note

DEPRESSIONE
Uscito a gennaio 2020

L’estinzione del desiderio è la premessa dell’apatia rispetto alla propria vita. E d’altra parte, cosa si potrebbe desiderare in un deserto dove non c’è nulla da volere? Un tempo il pericolo nasceva dai sensi di colpa generato dal conflitto tra permesso e proibito. Oggi invece, che tutto è permesso, complice l’ideologia consumistica e performativa imperante, la depressione nasce dal senso di inadeguatezza (l’obiettivo delle performance, la competizione, lo spingersi sempre di più per migliorare le nostre prestazioni e l’efficienza). Infatti la costruzione antropologica del “tu puoi” (i comandamenti) è infinitamente più costrittiva del “tu devi”. L’auto-costrizione è più potente di una costrizione esterna, perché nessuno può andare consapevolmente e volontariamente contro se stesso. E le psicologie moderne lavorano per adattare il neo-disadattato, ma, a loro insaputa, a vantaggio dell’adattatore.

Il Vangelo di Giovanni
(Febbraio 2023)

Sul Vangelo di Giovanni è stato scritto di tutto: che è spirituale, che è ontologico, che è teoretico, che è hegeliano. Non si era ancora detto che si prestava perfettamente al racconto psicoanalitico. Passo dopo passo vediamo che ogni quadro di questo grande testo è inseribile in quel gigantesco disegno filosofico costituito dalla psicoanalisi, la quale non rimuove la fede, ma la rende superflua, come disse il grande C.G. Jung: “Non ho bisogno di credere, io lo so”.

Favole - Saggio per un'interpretazione psicoanalitica

Uscito il 20 marzo 2023

“La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi.”, dice Rodari. Infatti il campo di lavoro della fiaba e della favola è prelogico, in qualche caso anche pre-umano. È una rappresentazione teatrale che avviene nell’interiorità della coscienza, uno psicodramma silenzioso. La fiaba possiede infatti la funzione di esibire una serie di motivi archetipici al di fuori del suo oggetto, e quindi di palesarli davanti alla coscienza, affinché possano essere, per così dire, rimessi in gioco. Qui troveremo tutti i temi illustrati dalle favole: tradimento, menzogna, innamoramento, omicidio, castrazione, paura, tutte le sfide che il bambino dovrà affrontare nella vita adulta grazie a modelli; figurazioni metafisiche fornite dalla favola per accompagnare e sostenere l’elaborazione del vissuto e senza le quali c’è solo l’abbandono ad un’esistenza mancata. Invero l’inibizione dei sentimenti, che la favola espone e veicola, suggerisce al bambino che è da vergognarsi a provarli, e questo è devastante per la sua vita psichica.

Migrare (Uscito a giugno 2023)
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Un popolo in fuga oggi non fonda più una città, ma un campo. Gli antichi, paradossalmente, erano più preparati di noi. Roma è stata fondata da Enea, il fuggiasco di Troia. Oggi finirebbe in un hot-spot. Baudrillard scrive che “Il desiderio di raggiungere un’Europa che sia come il Paese delle Meraviglie di Alice nell’immaginario degli emigranti, come risultato delle comunicazioni attraverso i simulacri, e di raggiungere un’Europa che è completamente l’opposto di quella immaginata, nasconde infatti il fatto che l’Europa idealizzata e il processo di migrazione è un universo di simulazione e non appartiene alla realtà”. Infatti la Disneyland che è l’Europa si autocertifica così: “mi desiderano, dunque sono”. In realtà l’Europa non è, o non è più. La “terra della sera” (Abendlande) è giunta al suo epilogo, e lo sa, tant’è che deve vivere assediata. L’Europa, come fonte di migrazione, come la conosciamo, è di fatto scomparsa, le migrazioni verso culture diverse non sono più possibili poiché le culture sono diventate omogenee come tutto il resto, cioè l’interno e l’esterno della Caverna sono uguali. L’omogeneità voluta dalla globalizzazione (o glebalizzazione), rendendo tutto uguale, rende impossibile lo scambio che nasce solo dall’incontro tra le diversità. E senza scambio, da almeno un secolo, non nascono più geni. 


ESSERE E CAMPO (La tribù contactless)

l nostro mondo, intricato nella tela della modernità, si svela in tutta la sua complessità nelle pagine avvincenti di “Essere e campo” (un motteggio di “Essere e tempo” di Heidegger, ovviamente). Il volume ci getta in un vortice di riflessioni, invitandoci a esplorare il labirinto delle nostre rimozioni, a confrontarci con la storia perduta nel flusso frenetico del presente.

L'autore ci conduce attraverso il cumulo di “esoneri” che caratterizza la nostra epoca, facendoci toccare con mano la fragilità della nostra percezione della realtà. Mentre brandiamo orgogliosamente il nostro ultimo “smartphone”, ci rendiamo conto che la modernità, al di là delle superfici lucenti, non può cancellare la nostra millenaria storia, né spezzare i legami che ci uniscono al passato. Ma “Essere e campo” va oltre la semplice analisi del presente; si addentra nell'animo umano, svelando la contraddizione di una società tecnologicamente avanzata, ma emotivamente ancorata all'antico. La psiche emerge come l'antagonista implacabile dell'oblio, custode dei sentimenti che persistono indomiti nel cuore dell'uomo moderno. In questo viaggio, l'autore ci invita a esplorare le profondità della nostra umanità, a sondare il terreno fertile dei sentimenti sepolti sotto strati di innovazione. “Essere e campo” non è solo un libro, ma un invito a scrutare dentro di noi, a riscoprire la nostra essenza in un'era che, se da un lato ci rende spaventosamente moderni, dall'altro ci obbliga a confrontarci con la nostra eterna “antichità” emotiva. Attraverso uno stile narrativo coinvolgente e una visione acuta della società contemporanea, “Essere e campo” si rivela come un compagno di viaggio imprescindibile per chiunque desideri comprendere la complessità del nostro tempo. Un'opera che non solo stimola la mente, ma anche il cuore, invitandoci a riflettere su chi siamo veramente e su come possiamo riappropriarci della nostra storia senza rinunciare alla modernità. Ci crediamo spaventosamente moderni, e in effetti lo siamo, ma viviamo anche di rimozioni perpetue per poterci pensare tali. Il cumulo di questi “esoneri” è ormai così vasto che la realtà sta venendo meno. Se orgogliosamente disponiamo dell’ultimo modello di “smartphone”, il nostro essere rimane muto e immemore della nostra lunga storia di cui abbiamo perduto anche i contorni. Ma l’oblio non ha tenuto conto di un suo grande nemico: la psiche.
Uscito a NOVEMBRE 2023 per Pluriversum Edizioni


Medicina. Saggio per un'interpretazione filosofica, Uscito il 9 agosto 2023

Noi non moriamo per disgrazia, ma viviamo per miracolo, perché il male è una questione antropologica e non scientifica; tant’é che i processi biochimici ci dicono come ci si ammala, ma non perché ci si ammala. Per questo, prima dell’avvento della scienza, quando l’uomo non era portatore di una patologia, ma di una biografia, la malattia aveva un valore iniziatico, e non esisteva un capitale biologico da custodire come prolungamento quantitativo di esistenza.
La medicina è nata prestigiosa, la medicina non è diventata scientifica, ma è nata scientifica, grazie ad un’operazione di empietà, come sarebbe avvenuto molto più tardi con il caso Copernico e il caso Charles Darwin. La medicina introduce un tempo lineare, progressivo, con un passato, un presente e un futuro: chiama il passato anamnesi, il presente terapia e il futuro prognosi, e così istituisce una struttura che diventa metafora della storia: la triade “malattia – cura - guarigione” soppianta il ciclo mitico e religioso di “male - redenzione - salvezza”. La medicina diventa metafora del sapere. Ma se è vero che "Non c’è pensiero scientifico senza rimozione", cosa ha rimosso la medicina?

ISBN 979-12-21493-14-6, 181 pagine, 318 note, 175 riferimenti bibliografici, Nel sito in cui puoi ordinarlo puoi anche leggere un'anteprima.

Vecchiaia, cosa aspettarci

Il problema deve interessarci non fosse che per i numeri: sorprendentemente, nel nostro paese, la popolazione oltre i 65 anni ha raggiunto, all’inizio di quest’anno, la notevole cifra di 14 milioni e 46 mila individui, costituendo il 23,8% della popolazione totale, con un’età media di 46,2 anni. Scienza e tecnica hanno aumentato considerevolmente le aspettative di vita. Ma quale vita?
 È un bene che nel discorso pubblico trovino spazio temi di profondo spessore etico e che ci si soffermi a riflettere su ciò che sta rapidamente cambiando e che condiziona ogni risvolto intimo e sociale della nostra esistenza: il confine tra la vita e la morte. Questo confine si va spostando e, insieme, si va smarrendo; la potenza delle biotecnologie e il progresso della scienza medica intervengono sui tempi e le forme della nascita e della malattia, della sofferenza e del fine vita; […] ‟difendere la vita”. Ma quale vita? Esiste un confine tra un’esistenza umana e una condizione ‟vegetativa” in cui l’incapacità di coscienza e di relazione, di comunicazione e di autodeterminazione faccia, dell’essere in vita, una esperienza
insostenibile.

pagine 153, note bilbiografiche 249, bibliografie n. 137
ISBN 979-12-22718-53-8

Se io avrei. Filosofia dell'analfabetismo contemporaneo

Nel nostro secolo Heidegger osserva che il tessuto cognitivo della comprensione media crede di essere in grado di capire ogni cosa, proprio perché nessuna cosa è stata realmente compresa. Elusa la complessità, quale destino ci attende quando il tessuto del linguaggio, la nostra guida nel labirinto della vita, inizia a disfarsi? Non solo non comprendiamo, il “tempo della povertà estrema” ci impedisce di avere coscienza del nostro non comprendere. In questo intrigante percorso filosofico, esploriamo l’essenza dell’alfabeto, dove un antico detto greco ci suggerisce che “l’alfabeto della parola e della vita sono un’unica entità”. Qui, le parole non sono solamente strumenti di significato, ma plasmano la realtà stessa. Attraverso una prospettiva critica, analizziamo la società contemporanea, dove la cultura dell’intrattenimento e dell’immagine sembrano disimpegnare aree cerebrali decisive, cedendo il passo all’erosione del linguaggio e, di conseguenza, del pensiero. Le filosofie analitiche si rivelano inadeguate nel risolvere questa complessa situazione. Emergiamo da questa riflessione con la consapevolezza di una verità inquietante: il nostro pensiero è imprigionato nella rete delle parole che tessiamo, poiché non possiamo pensare al di là delle parole che possediamo. “Se io avrei” invita a esplorare le profondità del linguaggio e a sfidare le convenzioni della nostra epoca. Un’analisi audace che illumina la danza intima tra pensiero e parola, aprendo la strada a una nuova comprensione della nostra esistenza.
ORDINABILE QUI

KAFKA E LA BIOLOGIA DEL CODICE

NUOVO

Franz Kafka è stato letto, per oltre un secolo, come scrittore dell’assurdo, del potere e dell’alienazione. Ma quella interpretazione appartiene ormai a un paradigma esausto.
Kafka non è un autore dell’esistenzialismo, bensì del post-umano: il primo narratore della vita immersa nei sistemi informativi, colui che ha intuito — con un secolo d’anticipo — la nascita di un mondo dove l’esistenza si misura in termini di leggibilità, tracciabilità e codifica. La sua opera, se riletta oggi, rivela una sorprendente attualità: non più parabola dell’angoscia metafisica, ma biologia del dato, analisi visionaria di un organismo che si confronta con ambienti semantici tossici, protocolli opachi e linguaggi incompatibili. Kafka non descrive l’assurdo, ma il funzionamento puro: un sistema che opera senza comprendere. Nei suoi romanzi, la burocrazia è il primo simulacro dell’intelligenza artificiale; il tribunale è una rete informatica ante litteram; La metamorfosi racconta l’impossibilità del corpo di tradursi in un linguaggio stabile; Nella colonia penale mostra il linguaggio come codice che incide la carne. Attraverso queste immagini, Kafka anticipa la nostra condizione di organismi informazionali, in cui il vivente non coincide più con la vita, ma con la sua trasmissione. ISBN: 
979-12-24083-76-4

Puoi sfogliare alcune pagine QUI  Puoi ordinarlo QUI

Cosa resta di noi. Considerazioni inattuali nel tempo delle cancellazioni.

25-5-2026


Le traiettorie analitiche sviluppate lungo il presente lavoro convergono verso una diagnosi che non può essere liquidata come mera nostalgia culturale né come semplice critica reattiva alla contemporaneità. Ciò che emerge, piuttosto, è la configurazione di una trasformazione strutturale che investe simultaneamente linguaggio, istituzioni e presupposti antropologici dell’umano.La riduzione della distanza – discorsiva, simbolica e relazionale – si rivela il filo conduttore di tale mutamento: una contrazione che, mentre promette inclusione e immediatezza, finisce per neutralizzare il rischio costitutivo del pensiero e dell’agire. In questo quadro, il linguaggio perde progressivamente la sua funzione generativa per diventare superficie di conformità; la libertà sopravvive come forma svuotata; l’individuo si integra al sistema rinunciando alla propria eccedenza. Parallelamente, l’erosione delle strutture primarie – in primis la famiglia – e la crisi della proiezione futura delineano una condizione in cui la continuità stessa della comunità politica appare problematica. La denatalità, lungi dall’essere un mero dato demografico, si configura come sintomo di una più profonda rarefazione del senso: laddove il futuro non è più promessa, l’azione perde scopo e la vita stessa tende a ripiegarsi su un presente autosufficiente e sterile. Non si tratta, tuttavia, di opporre semplicisticamente tradizione e modernità, né di invocare un ritorno regressivo a forme storicamente esaurite. La posta in gioco è più radicale: riaprire lo spazio della differenza, restituire tensione ai concetti, riattivare quella distanza che rende possibile il pensiero e la parola. Solo attraverso il recupero di una dialettica interna – capace di sostenere conflitto, pluralità e rischio – diventa pensabile una rigenerazione del tessuto culturale e sociale. In ultima analisi, la domanda che attraversa questo lavoro resta aperta: cosa resta di noi quando viene meno ciò che ci eccede? La risposta non può essere data una volta per tutte, ma esige di essere continuamente riarticolata in uno spazio che non sia già saturato. È precisamente in questa apertura – fragile e necessaria – che si gioca la possibilità di un nuovo inizio.

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LE DINAMICHE DELLA PERSUASIONE

NUOVO

La persuasione non appartiene al discorso. Appartiene al pensiero. Non è una tecnica, né uno strumento. È la forma in cui il linguaggio si espone alla verità, e insieme la espone al rischio. A partire da Protagora e Gorgia, questo libro interroga la persuasione nella sua dimensione originaria: non come arte del convincere, ma come condizione in cui il reale si articola e prende senso. Ciò che persuade non si aggiunge al vero. Ne determina la possibilità. 

La persuasione non è soltanto un’arte del discorso. È una forma del pensiero. A partire dalla riflessione dei sofisti — in particolare Protagora e Gorgia — questo libro indaga la natura della persuasione nella sua dimensione più radicale. Lontano da una riduzione retorica o strumentale, la persuasione emerge come una struttura originaria del rapporto tra linguaggio e verità, tra parola e mondo. Attraverso un confronto serrato con la modernità, il volume mostra come le dinamiche persuasive non appartengano esclusivamente alla sfera della comunicazione, ma costituiscano una condizione fondamentale dell’esperienza: ciò attraverso cui il reale si articola, si interpreta, si rende significativo. In questa prospettiva, la persuasione non è ciò che altera la verità, ma ciò che ne rende possibile l’apparizione.

ISBN: 979-12-24075-95-0 PUOI SFOGLIARE ALCUNE PAGINE QUI    Puoi scaricarlo in formato kindle QUI  Puoi ordinarlo in formato cartaceo (consigliato) QUI